Ispirato dai fatti legati al rafforzamento del Franco, ecco la lettera pubblicata sul CdT del 22.08.2011
Diciamola tutta! È ben poco probabile che la situazione dei mercati e del superfranco ci risparmi da pesanti conseguenze a medio e lungo termine. Sarò anche pessimista, ma i segnali di una crisi che colpirà anche la benestante Svizzera sono – in tutta la loro drammaticità – assai evidenti.
Alla faccia della simmetria dei sacrifici, ho quasi il sentore che per l’ennesima volta anche in questo caso saranno ancora i meno abbienti a farne le spese.
E allora mettiamoci un po’ d’accordo, una volta tanto, e troviamo un compromesso che ci permetta veramente di cavarcela meglio tutti, almeno finché le acque non si saranno calmate.
Il costo della vita sta diventando sempre meno sopportabile, soprattutto se messo a confronto con quello di altri paesi. È in tal senso che si dovrebbe intervenire al più presto, e in particolare sulle due voci di spesa che incidono maggiormente sulle economie domestiche: i premi per le casse malati e le pigioni. Potrei tirare in ballo anche le imposte, i prezzi dei beni di consumo e altro ancora, ma mi limiterei a ragionare su questi due a titolo di esempio.
Per quanto riguarda le casse malati non ho dubbi: si dovrebbe istituirne una pubblica (o comunque in mano all’Ente pubblico), con premi nettamente inferiori e svincolati (almeno in periodi di forte crisi) dalla logica dei costi sanitari. Una famiglia dovrebbe pagare non più del 10% del proprio indotto (ovvero: se guadagna CHF 5’000.-, CHF 500.- al massimo), mentre oggi si arriva al 20, se non addirittura al 25%. Lo stesso dicasi degli affitti, oggi ancora troppo elevati nonostante l’abbattimento dei tassi d’interesse! Intervenire – a livello legislativo – affinché tutti noi si possa beneficiare di pigioni moderate (non sussidiate!) avrebbe non solo il vantaggio di lasciare più soldi nelle tasche dei locatari, ma avrebbe anche l’effetto di rallentare la corsa al rincaro e la speculazione edilizia crescente (e così, forse, scongiurare la minaccia di una bolla immobiliare).
Molto a spanne ho calcolato che per poter reggere la pressione dell’economia globale, il costo della vita dovrebbe essere ridotto di ca. il 30%. Diciamo che tutti noi, pur di non perdere il tenore di vita al quale siamo abituati, accettassimo di concedere il 15% in meno delle nostre entrate, per l’altra metà sarebbe in un qualche modo ragionevole pretendere che venisse compensata con interventi che portino ad una riduzione “reale” dei premi di cassa malati, degli affitti e di tutto quanto possa andare in una simile direzione. Tutto ciò permetterebbe a gran parte del ceto medio di tornare ad essere concorrenziale sul mercato del lavoro, semplicemente perché potrebbe accontentarsi di stipendi inferiori ed un imprenditore non avrebbe più scusanti per scegliere un lavoratore indigeno rispetto ad un lavoratore frontaliere.
Ohibò, mi si dirà che la faccio semplice e che in fondo si tratta solo di provocazione! È assolutamente vero e forse si tratta di pura utopia, ma a prescindere dall’attuabilità o meno di simili decisioni politico-economiche, è importante rendersi conto che il mondo attorno a noi evolve e muta continuamente. Chi sta peggio ha imparato da molti anni ad arrangiarsi e a crearsi opportunità. Chi invece non è pronto ad accettare che anche il nostro Paese è oramai alla mercé di forze globali incontenibili dovrà, ahimè, rendersene conto ben presto… Spero prima che ci si ritrovi tutti con il culo fondoschiena per terra e fuori tempo massimo per reagire.



