1° giugno 2007

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Una data doppiamente importante per me: il lancio del nuovo sito e l’inizio dell’applicazione dei bilaterali Bis. Lo sarà anche per il resto del Ticino?

Stavo guardando un sondaggio interessante, stilato da Tio.ch: la paura dei bilaterali, la maggiore difficoltà prospettata nel trovare lavoro, l’inadeguatezza sia dei controlli e sia della mancata reciprocità con la vicina Italia sono le opzioni maggiormente selezionate.

Questo, purtroppo, è significativo: abituata ad avere sicurezza e certezze da oltre mezzo secolo, la Svizzera, ma in particolare la nostra regione, si trova confrontata con un’apertura forzata delle proprie frontiere. Ammetto che fino a qualche mese fa non avevo dubbi sulla bontà degli accordi, sui vantaggi che la libera circolazione potenzialmente avrebbe potuto portare ai nostri giovani (studi all’estero, facilità di commercio, etc.), ma i fatti, e anche un diffuso timore, mi hanno fanno ricredere.

Se oltre l’81% di coloro che hanno risposto al sondaggio temono di non essere in grado di trovare lavoro con facilità dopo il 1° giugno, vuol dire che quest’apertura non è stata suffragata dal popolo; e la politica in primis, se veramente le paure dovessero manifestarsi come reali, ne dovrebbe prendere immediatamente atto.

Il lavoro e l’ambiente sono le tematiche che maggiormente interessano la popolazione: chi già ora fa fatica a tirare alla fine del mese, non avrà sicuramente la vita facile a cercare e soprattutto trovare lavoro. Penso al datore di lavoro che, visti due curriculum parificabili di cui uno con pretese salariali di molto inferiori, deve decidere chi scegliere. Da ‘quasi’ economista non avrei dubbi, salario inferiore, costi inferiori! Il sillogismo di chi pensa sbrigativamente è chiaro: devo risparmiare sui costi (vero); gli italiani hanno pretese salariali più basse (vero). Dunque per risparmiare devo assumere un italiano (due proposizioni vere danno un risultato vero, secondo la retorica classica).

Dunque, anche se il mio partito porta avanti un discorso difensivo in merito agli accordi, devo chinarmi alla manifesta evidenza che, come politico, devo sentire e fare miei gli interessi dei cittadini; pertanto, chi mi dovesse chiedere che cosa ne penso, sarò costretto a chinare la testa e dire che se devo esprimere un pensiero questo dovrà essere riassunto con un “sono perplesso”.

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